Petroglifi vicino a Fruita nel Parco Nazionale di Capitol Reef, Utah, USA (© Nicolas VINCENT/Adobe Stock)
C’è qualcosa di eterno in Capitol Reef, un luogo dove scogliere di roccia rossa, canyon tortuosi e storie antiche si intrecciano sotto il cielo del deserto dello Utah, negli Stati Uniti. Divenuto parco nazionale nel 1971, Capitol Reef invita alla riflessione, non solo sulla sua geologia spettacolare, ma anche sulle narrazioni ancestrali incise nel paesaggio. Molto prima che i visitatori esplorassero i suoi sentieri, questo territorio era la casa dei popoli Fremont e Ancestral Puebloans. Tra il 300 e il 1300 d.C., vivevano in rifugi naturali, intrecciando agricoltura e spiritualità. Hanno lasciato dietro di sé un’eredità visiva: petroglifi come quelli di Fruita, con figure umane ornate, animali e simboli astratti che raccontano cerimonie, migrazioni ed eventi celesti. Un archivio silenzioso, inciso nella pietra.
Se lo Utah dovesse essere troppo lontano, in Lombardia possiamo trovare la Val Camonica: un canyon verde punteggiato da oltre 300.000 incisioni rupestri, tracciate dall’uomo in un arco di 8.000 anni. Qui, tra le montagne e i boschi, la roccia parla ancora con voce antica. Due mondi lontani, un solo gesto antico: incidere la propria storia nella roccia, per non essere dimenticati.