Girasoli in fiore in un campo in estate (© Arsgera/Shutterstock)
Molti credono che le teste dei girasoli seguano il sole, ma solo i giovani boccioli lo fanno, i fiori maturi rimangono fissi, di solito rivolti verso est.
Vivaci e luminosi, i girasoli conquistano api, uccelli e chiunque incroci il loro sguardo dorato. Il loro nome scientifico, Helianthus, nasce dal greco: hḗlios (sole) e ánthos (fiore). Sono piante annuali, celebri per i grandi fiori simili a margherite e per il loro fascino, che sembra catturare la luce stessa. Esistono varietà in rosso, arancio e bordeaux, ma è il classico giallo con il cuore bruno a dominare i campi e l’immaginario.
I girasoli non sono solo bellezza: i loro semi nutrono, si trasformano in olio e sfamano gli uccelli, mentre i Nativi Americani li coltivavano già migliaia di anni fa, piantandoli accanto a mais, fagioli e zucche come una simbolica "quarta sorella", segno di un legame profondo con la terra. E poi ci sono i girasoli del grande schermo, quelli che ondeggiano come testimoni silenziosi nel film di De Sica, "I girasoli". Campi infiniti, gialli come il rimpianto, fanno da sfondo a una storia d’amore spezzata dalla guerra, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni che si cercano tra ricordi e distanze. In quei fiori, la memoria diventa paesaggio e il dolore si fa bellezza.