Re Andino? Re Andino?
Guanaco, Punta Norte, Penisola di Valdés, Argentina
Ammirateli, i guanachi, gli spiriti liberi della Patagonia. Selvatici, fieri, abituati al vento e alle altitudini, percorrono le terre aperte dell’Argentina, del Cile, del Perù e della Bolivia con passo sicuro e sguardo vigile. Il loro folto mantello li protegge dai venti freddi, mentre i piedi imbottiti offrono aderenza su terreni rocciosi che metterebbero in difficoltà persino le capre di montagna.
Vivono in branchi, guidati da un maschio dominante che sorveglia il gruppo. La comunicazione è fondamentale: quando avvistano un predatore, emettono un belato acuto che equivale a dire “scappate!”. Questi nomadi selvatici svolgono anche un ruolo ecologico importante. Come erbivori, contribuiscono all’equilibrio delle praterie e i loro escrementi arricchiscono il suolo, mantenendo sano l’ecosistema della Patagonia.
La Patagonia è lontana, certo. Ma l’Argentina è da tempo una terra familiare per gli italiani. Dalla fine dell’Ottocento, milioni di nostri connazionali hanno attraversato l’oceano in cerca di una nuova vita, portando con sé dialetti, ricette, gesti e memorie. Oggi, in quartieri di Buenos Aires come La Boca o Palermo, si respira ancora un’aria di casa: tra un caffè ristretto e qualche parola italiana detta con accento porteño, come se il cuore dell’Italia avesse trovato un secondo battito oltre l’oceano.
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