La fucina degli dèi La fucina degli dèi
Cratere nel Parco Nazionale dell'Etna, Catania, Sicilia
Cratere nel Parco Nazionale dell'Etna, Catania, Sicilia (© PATMALUPHOTO/Adobe Stock)
Il nome Etna deriverebbe dall’antico greco Aítnē e dal latino Aetna, legato al verbo greco àithō che significa “bruciare” o “ardere”. In origine sembrava quindi indicare “il luogo che arde”.
L’Etna domina la Sicilia orientale con i suoi 3.403 metri di altezza, innevato d’inverno e maestoso tutto l’anno. È uno stratovulcano, cioè un vulcano nato dall’accumulo di strati di lava e cenere che, eruzione dopo eruzione, hanno costruito la sua mole imponente. Non è solo il più grande vulcano attivo d’Europa, ma anche un simbolo che da millenni incute rispetto e meraviglia, capace di trasformare il paesaggio e di alimentare miti e leggende.
Nell’antica Grecia, l’Etna era visto come dimora di forze divine. Qui Efesto, dio greco del fuoco e della metallurgia, avrebbe avuto la sua fucina insieme ai Ciclopi, intenti a forgiare i fulmini di Zeus. Secondo la tradizione, sotto la montagna era imprigionato anche il gigante Tifone, e le eruzioni erano i suoi tentativi di liberarsi.
I Romani ereditarono queste leggende, interpretando il vulcano come simbolo della potenza divina e della fragilità umana. Nel folclore siciliano, l’Etna è associato a racconti di spiriti e presenze misteriose, e ancora oggi le sue eruzioni vengono vissute come segni di un dialogo tra la natura e il sacro. Per i siciliani l’Etna è “a Muntagna” o “Muncibbeḍḍu”, il monte bello che respira, veglia e incanta, custode eterno di miti e misteri.