Cavalli di Przewalski
I cavalli selvaggi di tipo Przewalski compaiono nell'arte rupestre europea risalente a ben 20.000 anni fa.
Alcune specie hanno scelto di non piegarsi alla domesticazione, seguendo un percorso tutto loro. Il cavallo di Przewalski è un caso emblematico: viene considerato l’ultimo vero cavallo selvatico esistente. Un tempo diffuso in tutta l’Asia centrale, è scomparso allo stato naturale negli anni ’60, dopo decenni di caccia, perdita di habitat e competizione con il bestiame. La sua sopravvivenza è dipesa da un manipolo di individui catturati dai collezionisti dei primi del Novecento, divenuti la base genetica di tutti gli esemplari moderni.
Grazie ai programmi internazionali di allevamento e reintroduzione, la specie ha iniziato a mostrare segni di ripresa. Oggi piccoli gruppi stabili vivono in aree protette di Mongolia, Cina e Russia. Vivono in nuclei familiari guidati da uno stallone dominante, mentre i maschi giovani formano gruppi separati. Le femmine partoriscono di solito un solo puledro a fine primavera, quando la vegetazione è più rigogliosa.
Nonostante i progressi, la loro rinascita resta fragile. A causa del clima sempre più estremo e la scarsa diversità genetica continuano a metterli alla prova. E forse è proprio per questo che il 2026, Anno del Cavallo nel calendario cinese, assume un valore simbolico particolare: un invito a guardare con rispetto una specie che ha sfiorato l’estinzione e che, ostinata, continua a resistere.