Kálfshamarsvík, penisola di Skagi, Islanda
Le rocce non sono solo pietre: sono racconti solidificati del tempo. In Islanda, lungo la remota penisola di Skagi, si nasconde Kálfshamarsvík, una baia solitaria dove la lava, raffreddandosi lentamente due milioni di anni fa, si è trasformata in colonne esagonali di basalto. Così perfette da sembrare scolpite a mano, queste scogliere sembrano opere d’arte geologica sospese tra passato e presente. A differenza delle celebri spiagge di sabbia nera islandesi, qui la riva è punteggiata da grandi ciottoli levigati, mentre il passato vulcanico della zona si rivela ancora oggi nei suoi imponenti promontori.
Ma se l’Islanda dovesse essere troppo lontana, il Lazio offre una meraviglia più accessibile: i basalti colonnari di Bolsena. Qui, sulle sponde del lago vulcanico più grande d’Europa, affiorano strutture simili, eleganti, geometriche, nate anch’esse dal respiro infuocato della Terra. Meno noti al grande pubblico, essi celano un fascino silenzioso che merita il viaggio. Le rocce non sono immobili: viaggiano nel tempo, si piegano alla pressione, si spezzano e si ricompongono. Basta guardarle con occhi nuovi per scoprire che la Terra è una scultrice instancabile, e ogni pietra è una firma del suo passaggio.