Sito Maya a Copán, Honduras (© diegograndi/Getty Images)
In una valle silenziosa dell’Honduras occidentale, il tempo sembra sospeso tra le pietre di Copán, antica città della civiltà Maya. Qui il cielo non era soltanto sfondo, ma bussola e calendario: guidava i templi, i rituali e il ritmo della vita. Intorno al 426 d.C. il guerriero K’inich Yax K’uk’ Mo’ giunse dal cuore del mondo Maya e fondò una dinastia destinata a rendere Copán un centro di arte, astronomia e potere.
Passeggiando tra le rovine, due monumenti raccontano ancora oggi la grandezza della città. La Scalinata Geroglifica, con i suoi 63 gradini incisi da oltre 2.000 glifi, custodisce la più lunga iscrizione Maya mai rinvenuta: un fiume di segni che narra regni, cerimonie e ambizioni. Accanto, l’Altare Q trasforma la storia in scultura, raffigurando i 16 sovrani della dinastia uno dopo l’altro, come se ancora vegliassero sulla città.
Riscoperta nel XIX secolo e proclamata Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1980, Copán rimane una delle più raffinate conquiste dell’antica civiltà Maya. Oggi, tra steli e templi, il visitatore percepisce la precisione del suo intaglio: un’arte che ha superato i secoli, prova che la pietra può conservare la memoria di un mondo scomparso e restituirla a chi vi entra in silenzio.