Buddha gigante di Leshan, Sichuan, China (© www.anotherdayattheoffice.org/Getty Images)
Nel cuore del Sichuan, in Cina, scolpito nella roccia dove i fiumi Min, Qingyi e Dadu si incontrano, il Grande Buddha di Leshan veglia da oltre dodici secoli. La sua costruzione iniziò nel 713 d.C., guidata dal sogno del monaco Hai Tong, che sperava di placare le correnti impetuose che minacciavano le barche. Si narra che, per dimostrare la sua devozione, si privò della vista quando i fondi vennero a mancare. La statua, alta 71 metri e fusa nella montagna stessa, fu completata circa novant’anni dopo, diventando la più grande scultura di Buddha in pietra al mondo. Un sistema di drenaggio interno la protegge dall’erosione, contribuendo alla sua straordinaria conservazione.
Dal 1996 è Patrimonio dell’Umanità UNESCO. E a proposito di statue maestose, anche l’Italia non è da meno: da Marco Aurelio al Campidoglio, al David che domina Firenze, fino al Pasquino che sussurra satire a Roma, ogni figura scolpita è un frammento di eternità. Così, da Leshan a Roma, l’umanità ha inciso nella pietra il desiderio di lasciare traccia: che sia per placare un fiume o per sfidare il tempo, ogni statua è un ponte tra il visibile e l’invisibile.