I Pilastri della Creazione visti dal telescopio spaziale James Webb (© NASA)
Il nome Pilastri della Creazione della NASA risale al sermone del predicatore battista inglese Charles Spurgeon del 1857, che simboleggiava le fondamenta cosmiche divine.
L’universo si svela lentamente, tra polveri luminose e silenzi millenari. Non sono nuvole quelle che scorrono lassù, ma veli di polvere cosmica che attraversano lo spazio, cullando la nascita di nuove stelle. È questo lo spettacolo che il telescopio spaziale James Webb della NASA ci ha regalato: una visione dei Pilastri della Creazione come mai prima d’ora, con colori e dettagli che sfiorano l’incredibile. Queste strutture maestose, simili a guglie che si innalzano dal basso a sinistra verso l’alto a destra, sono fatte quasi interamente di gas e polvere: la materia prima delle stelle.
Al loro interno, la gravità stringe nodi di materia, accendendo lentamente il fuoco che dà vita a nuove stelle, già visibili come bagliori lungo i bordi. E tutto questo accade a "soli" 6.500 anni luce da noi, nel cuore della Nebulosa Aquila. Dietro spesse cortine di nubi interstellari che nascondono l’universo lontano, i pilastri emergono in piena luce, protagonisti assoluti di un dramma celeste che si ripete da millenni.